cosa significa “consapevolezza”

La consapevolezza è la capacità di accorgerci di ciò che sta accadendo dentro di noi mentre accade. Pensieri, emozioni, sensazioni corporee, reazioni automatiche… è un modo di stare nel presente con attenzione e curiosità, senza giudicare immediatamente ciò che emerge. Negli ultimi anni questo termine è diventato sempre di più inflazionato anche grazie al lavoro di Jon Kabat-Zinn, che ha portato la pratica della mindfulness nel contesto scientifico e sanitario occidentale, con una definizione semplice e potente: prestare attenzione, intenzionalmente, al momento presente.

Il mio interesse per la consapevolezza nasce proprio da qui. Dalla mindfulness, ma anche dall’incontro con alcune correnti della psicologia umanistica e corporea. Pensatori come Carl Rogers e Alexander Lowen hanno messo al centro dell’esperienza umana l’ascolto autentico, il corpo e la possibilità di entrare in contatto con ciò che viviamo nel qui e ora. Questa attenzione al presente è diventata per me una chiave di lettura importante: quando rallentiamo e osserviamo ciò che accade dentro di noi, molte dinamiche diventano improvvisamente più chiare.

Oggi viviamo però in un contesto profondamente diverso da quello in cui queste teorie sono nate. Gran parte delle nostre relazioni, delle informazioni che riceviamo e delle esperienze che facciamo passa attraverso la tecnologia. Per questo mi interessa esplorare il tema della consapevolezza nel rapporto con il digitale. Smartphone, social network e piattaforme online influenzano il nostro modo di pensare, di reagire emotivamente e di stare in relazione con gli altri. Spesso li utilizziamo in modo automatico, senza accorgerci di come modifichino la nostra attenzione, il nostro tempo e le nostre relazioni.

All’interno di fattoreumano la consapevolezza diventa quindi uno spazio di esplorazione: workshop, esercizi e momenti di confronto in piccolo gruppo in cui osservare cosa accade quando tecnologia, emozioni e relazioni si incontrano. L’obiettivo è integrare la tecnologia nella nostra vità, senza giudizio o negazione totale. Con più attenzione a ciò che accade qui e ora, dentro e fuori dallo schermo.

e perchè mai dovrebbe interessarmi?

Non voglio passare per l’influencer che ti racconta i suoi numeri.
Però lo faccio lo stesso (anche perché sono più alti di quelli degli influencer e, soprattutto, sono veri). Nel 2025 ho passato +1200 ore in aula, dai bimbi ai pensionati. Non so nemmeno io con quanti studenti, ma posso dirti una cosa con certezza: i nomi più diffusi sono sempre gli stessi. Alessandra o Alessandro. Andrea. Luca. Maria. E insieme ai nomi si ripetono sempre anche gli stessi problemi. Il più diffuso è questo: il giardino del vicino è sempre più verde. A questo punto qualche maestro di deflessione dirà: “ma io vivo in appartamento”.

Perfetto. Così non dobbiamo ammettere che è vero. Perché lo so cosa stai pensando: agli altri sembra andare sempre meglio che a te.

Ed è qui che entra in gioco la nostra amata consapevolezza. Perché se fossimo davvero senza giudizio - soprattutto verso noi stessi - smetteremmo per un attimo di guardare gli altri e inizieremmo a chiederci qualcosa di più interessante: cosa ha portato me, proprio adesso, a vivere le cose in questo modo? Con queste risorse, con queste scelte. Quindi sì, cara Maria, caro Luca: forse ti conviene capire cos’è la consapevolezza.

Perché molte delle cose che fai ogni giorno non sono scelte. Sono piccole fughe da ciò che vorresti davvero fare. Consapevolezza significa una cosa molto semplice: accorgersi di ciò che sta accadendo dentro di te mentre accade. E già questo, credimi, cambia parecchie cose.

qui è dove ti dico perchè interessa a me (con un po’ di preambolo)

Partiamo dal presupposto che sono figlia unica e come ogni figlia unica che si rispetti la mia migliore amica è stata la cameretta e il mio migliore amico è stato per molto tempo il televisore, fino a che non ho scoperto la bicicletta e quindi il mio migliore amico è diventato il mondo perchè potevo andare ovunque, libera e felice. Ma da figlia unica quello che ho esperito di più è stata la solitudine e crescendo questa solitudine l’ho colmata con la musica e la curiosità. Sono felice di non aver avuto 6 anni nel 2020, ma anzi, di essere già in un percorso di consapevolezza e arrivare al COVID corazzata mi ha permesso di non uscire di testa. Non li biasimo i miei studenti che per stare attenti usano dei diversivi, tipo un film di sottofondo, tipo qualunque cosa, usando quella che è definita l’attenzione divisa e gli va bene che hanno trovato me come docente, perchè fosse qualcunaltro metterebbero note perchè “non mi ascoltano” invece è il loro modo per massimizzare (spoiler: ci sono colleghi che lo fanno).
Si sono ritrovati quando erano all’inizio delle scuole superiori, a casa a seguire docenti non preparati alla tecnologia. Ma cosa vuoi seguire? Ma cosa vuoi imparare? E quindi perchè a me interessa la consapevolezza, stavo dicendo.. mi interessa perchè grazie alla consapevolezza del momento presente non c’è bisogno di nient’altro. Non servono le scuse, le aspettative, i rimpianti, i pensieri intrusivi, etc etc, serve solo stare. E per imparare semplicemente a stare non è che ci vuole un corso intensivo di 16 ore a 499€ + IVA ma ci vuole un culo quadrato di introspezione. E la consapevolezza ti insegna proprio a stare con quello che c’è, con il tempo che serve non quello indotto da un guru, non con le pretese di qualcunaltro, ma solo ed esclusivamente con le tue risorse. E arriva un momento in cui ti ritroverai poi a vivere una camionata di merda di storie, per citare il libro di Brahmavaṁso e andrà bene comunque così perchè la consapevolezza non è incrocio le gambe e tutto va bene, ma è stare con quello che c’è, qualunque cosa sia. Che sia la gamba che formicola, un lutto, dolore, gioia stremata, fretta, fame, influenza. Tutto quello che c’è.

quindi cosa cambia?

Non cambia una beata cippa di niente, cambia che lo sai e hai il potere di decidere cosa farci con quella cosa lì.